La Cina blandisce l'Europa per pararsi da Washington

Rilancio del commercio internazionale e stabilità dei mercati finanziari, battaglia contro il cambiamento climatico e protezione del diritto d’autore: sono i principali dossier che il premier cinese Wen Jiabao, nel corso della sua visita diplomatica in Europa, promette di voler affrontare al fianco del Vecchio continente.
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Rilancio del commercio internazionale e stabilità dei mercati finanziari, battaglia contro il cambiamento climatico e protezione del diritto d’autore: sono i principali dossier che il premier cinese Wen Jiabao, nel corso della sua visita diplomatica in Europa, promette di voler affrontare al fianco del Vecchio continente. Pechino dimostra così di voler scongiurare a ogni costo l’apertura di un ulteriore contenzioso internazionale, dopo le tensioni con Washington – che ormai accusa apertamente l’ex impero celeste di manipolare lo yuan – e gli attriti con Tokyo per le isole Seneku, contese da entrambi i paesi.

Nella preparazione dell’arrivo “soft” di Wen Jiabao a Bruxelles nulla è stato lasciato al caso, a partire dalle interviste rilasciate dal premier ai network internazionali
. La Cina è disposta ad affrontare non soltanto i “problemi strutturali” della propria economia – ha dichiarato il leader di fronte alle telecamere della Cnn – ma anche la questione delle “riforme politiche”, visto che “il desiderio di democrazia e libertà della popolazione è irresistibile”. Sabato, poi, lo sbarco in Grecia, nel paese europeo più colpito dalla crisi. Parlando dall’acropoli di Atene, il Partenone alle spalle e il suo omologo George Papandreou a fianco, Wen ha annunciato che Pechino è pronta ad acquistare titoli del debito pubblico greco non appena il paese tornerà a emettere bond. Senza contare il flusso di capitali privati in arrivo dall’ex impero celeste, con investimenti di lungo termine nelle infrastrutture e nella logistica, e l’obiettivo di raddoppiare gli scambi commerciali nei prossimi cinque anni. Il tutto non dovrà nemmeno lontanamente assomigliare a “un’invasione”; per questo Wen ha aggiunto che la Cina “è ancora un paese emergente”, il cui pil pro-capite è soltanto un ottavo di quello greco.

Anche oggi, nella seconda giornata dell’Asia-Europe meeting (Asem) che si è aperto ieri a Bruxelles, la Cina resterà protagonista. I 46 paesi riuniti – che assieme rappresentano circa metà del pil mondiale e il 60 per cento del commercio globale – hanno discusso di quella che sempre più analisti definiscono “guerra internazionale delle monete”, combattuta a colpi di svalutazioni. Pechino già ieri si è sentita chiamata in causa, al punto che Wen, in apertura dei lavori, ha lanciato un appello affinché i tassi di cambio delle principali valute del mondo restino “relativamente stabili” tra loro.

E’ la prova che almeno su questo punto il colosso asiatico non è ancora pronto a fare concessioni, come invece auspicato dagli Stati Uniti. L’Europa, seppure con minore veemenza, tiene il punto assieme agli alleati americani: quello cinese è un caso di dumping monetario. Tenere sottovalutata la moneta nazionale è un modo scorretto per sostenere il proprio export, continuando così ad alimentare gli squilibri commerciali internazionali. Ieri è stato il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, ad aprire il valzer dei faccia a faccia con Wen. Poi è toccato al presidente francese, Nicolas Sarkozy: già da mesi Parigi, secondo alcune ricostruzioni, avrebbe avviato trattative segrete per arrivare a una tregua valutaria durante la presidenza francese del G20.
Più tardi è arrivata la mediazione del ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini: sulla rivalutazione dello yuan “la Cina ha bisogno di tempo, non può essere forzata. Sarà tanto più collaborativa tanto più sarà nel suo interesse esserlo”. Dal responsabile della Farnesina è arrivata poi un’altra apertura: “Crediamo sia giusto guardare con spirito positivo all’eliminazione dell’embargo sulle armi leggere” nei confronti della Cina. In serata i vertici istituzionali dell’Eurozona – Eurogruppo,Bce e Commissione – nei colloqui con la delegazione cinese sono tornati però a insistere su rivalutazione dello yuan e apertura dei mercati cinesi alle imprese europee.
E’ probabile che Pechino abbia replicato ribadendo che già oggi i rapporti con il paese asiatico sono convenienti per Bruxelles: nel pieno della crisi l’export europeo è calato ovunque – è il ragionamento – ma non in Cina. Non solo: in queste ore Pechino,
primo emettitore di gas serra del pianeta, ospita una conferenza Onu sul riscaldamento climatico e si mostra dialogante anche su una battaglia cara a Bruxelles. Aspettando gli incontri bilaterali di Berlino, Roma e Istanbul, nei quali gli affari torneranno in cima ai pensieri di tutti.